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Restaurato il Gonfalone della Corporazione dei Cartai

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Dopo oltre nove mesi restauro il 9 aprile è tornato nella sua sede naturale il Gonfalone processionale, datato Seconda metà XVIII Secolo, della Corporazione dei Cartai. Grazie anche al contributo della Famiglia Bartolozzi di Fabriano, la chiesa di Santa Maria Maddalena accoglie uno dei suoi capolavori e la Pia Università dei Cartai prosegue nell’opera di restauro delle opere in suo possesso.

Di seguito la relazione della restauratrice Dott.ssa Federica Buccolini.

L’opera (140×85) è un dipinto ad olio su tela, sorretto in alto da una cornice lignea dorata a profilo mistilineo, mentre gli altri tre lati sono liberi e rifiniti con passamaneria e fiocchi. Il perimetro interno è decorato da un motivo a racemi vegetali e nastri. Due cartigli, collocati rispettivamente in alto e in basso, rimandano l’uno alla Pia Università dei Cartai, Dell’Università De Cartari, l’altro a un passo evangelico. In quest’ultimo compare l’iscrizione Dilexit multum (“Ha molto amato”), riferita al capitolo VII del Vangelo di Luca, che narra l’episodio in cui Santa Maria Maddalena lava i piedi di Gesù Cristo e li asciuga con i propri capelli. La scena principale, inscritta entro una cornice mistilinea dipinta che richiama quella lignea, raffigura un miracolo attribuito all’intercessione della Maddalena: un cartaio che esce illeso da una pressa. L’iconografia è quella tipica degli stendardi processionali, chiara e facilmente riconoscibile dai fedeli.

Stato di conservazione

Il dipinto si presentava in pessimo stato di conservazione. Numerosi tagli, lacerazioni e alcuni fori erano diffusi su tutta la superficie; micro cadute di pellicola pittorica erano presenti in prossimità dei tagli e delle deformazioni. Le molteplici e complesse fessurazioni, soprattutto ad andamento trasversale, sono riconducibili ai movimenti e alle sollecitazioni subite durante l’uso processionale dell’opera. Il gonfalone è privo di telaio e quindi libero di muoversi e ondeggiare al ritmo di chi lo sosteneva; non si può inoltre escludere che, in tali occasioni, venisse arrotolato frettolosamente su sé stesso o ripiegato in modo sommario. Le deformazioni risultavano uniformemente diffuse sull’intera superficie. L’insieme del supporto tessile e della pellicola pittorica appariva piuttosto rigido, mentre uno spesso strato di vernice, molto lucida e lievemente ingiallita, rendeva difficoltosa la lettura dell’immagine. I vecchi ritocchi pittorici e alcune ridipinture risultavano virati cromaticamente in più punti. L’adesione tra supporto e pellicola pittorica risultava complessivamente buona. Il verso del dipinto presentava una tela gialla cucita lungo i bordi con filo di cotone. L’opera era stata rifoderata con un sottile telino di cotone bianco, che risultava quasi completamente distaccato e non assolveva più alla sua funzione originaria. Al di sotto del telino di rifodero, il verso del gonfalone era interessato dalla presenza di numerose toppe di varia natura, applicate nel corso del tempo per ovviare ai molteplici tagli. La cornice si presentava in cattivo stato di conservazione: la struttura risultava spezzata e sommariamente rincollata, con alcune piccole lacune e ridipinture sulla doratura.

Restauro

L’opera è stata inizialmente sottoposta a un’accurata depolveratura mediante pennelli a setole morbide con l’ausilio di aspirazione controllata. È stata quindi smontata la cornice lignea e rimossa la tela gialla cucita sul retro. Lo stendardo risultava rifoderato con una sottile telina di cotone, ormai completamente distaccata; per favorirne l’adesione era stata probabilmente utilizzata una colletta o una colla di coniglio fortemente diluita. In sagrestia è stato rinvenuto un documento assicurativo in cui si legge: «Dopo il paziente lavoro di restauro il suo valore, anomalo sul mercato, può essere posto tra 18 e 23 milioni», firmato e datato 4 dicembre 1988. Tale data costituisce un terminus post quem utile per collocare cronologicamente il precedente intervento di restauro. La vernice finale, applicata durante il restauro degli anni Ottanta e verosimilmente a base di Paraloid, come confermato anche dai rilevamenti di pH e conducibilità, risultava ingiallita e caratterizzata da un’elevata riflettanza. È stata rimossa mediante una miscela di acetali di derivazione vegetale a basso profilo tossicologico, sicura sia per l’operatore sia per l’ambiente. La cornice presentava una doratura a mecca ossidata e inscurita e, in alcuni punti, ridipinta a tempera. La meccatura è stata pulita superficialmente, senza asportazione, mediante un’emulsione libera che ha ammorbidito anche le ridipinture, successivamente rimosse con bisturi. In accordo con la direzione lavori si è scelto di non procedere a una nuova foderatura. Sebbene la tela si presentasse in condizioni precarie, le sue dimensioni contenute e il peso ridotto ne hanno consentito una gestione adeguata. Sono stati eseguiti risarcimenti filo a filo e, solo puntualmente, sono stati applicati piccoli reticoli di rinforzo. Trattandosi di un dipinto non vincolato a un telaio, sono stati evitati quegli interventi che, nel lungo periodo, avrebbero potuto lasciare segni permanenti, come i rinforzi localizzati con tele aggiunte, anche se leggere e trasparenti come l’origam o il velo di Lione. Le piccole cadute di pellicola pittorica sono state colmate con stuccature a base di gesso di Bologna e Klucel al 4% in alcol etilico, formulazione non eccessivamente rigida, idonea ad assecondare i movimenti del supporto tessile. È stata stesa una vernice intermedia a basso peso molecolare, sulla quale sono stati eseguiti i ritocchi pittorici tramite acquerelli e colori per il restauro a base di resina aldeide. La verniciatura finale a spruzzo è stata effettuata con resina alifatica Regalrez 1094, caratterizzata da elevata resistenza all’invecchiamento, additivata con Tinuvin (HALS, stabilizzatore UV) e Kraton G come plasticizzante; la miscela è stata ulteriormente modificata con l’aggiunta di Cosmolloid 80 Il telo giallo che funge da copertura sul retro è stato pulito rollando un cilindro di gel viscoelastico PVA/Borace. Il telo è stato poi ricucito assieme alla nuova passamaneria. In ultima fase la cornice lignea è stata riposizionata. Le porzioni strutturali precedentemente incollate in modo sommario sono state smontate, rincollate correttamente e riportate in asse. Le lacune sono state stuccate con una miscela di colla di coniglio e gesso di Bologna; la reintegrazione cromatica è stata eseguita con acquerelli e pigmenti micacei, in modo da ristabilire la continuità visiva della doratura. La protezione finale è stata affidata a una verniciatura a base di cera microcristallina (Cosmolloid).

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